Pillole di politica estera – settimana XXII

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LIBIA: LA CONFERENZA PROMOSSA DA MACRON PORTA A MAGRI RISULTATI

Il 29 maggio Macron ha ospitato a Parigi una nuova conferenza internazionale sulla Libia. Continuando la sua politica di forte dinamismo nell’area, il presidente ha invitato all’Eliseo varie potenze regionali e attori locali. Presenti il generale Haftar (che controlla la Cirenaica), il capo del Governo di accordo nazionale Fayez Al Serraje anche delegazioni della Camera dei rappresentanti (con base a Tobruk) e del Consiglio di Stato di Tripoli. Si segnala però la pesante assenza a Parigi di 13 milizie della Tripolitania, che hanno boicottato l’incontro. La conferenza si è conclusa con un’intesa informale, non sottoscritta dai partecipanti, i quali si sono impegnati soltanto a voce a perseguire gli obiettivi delineati. Le parti hanno convenuto di indire nuove elezioni a dicembre, ma lo scenario politico-militare resta frammentato e poco stabile.

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Alcuni degli inviati libici al congresso di Parigi.

 

I DAZI DEGLI STATI UNITI DIVENTANO EFFETTIVI

Il primo giugno sono scattati ufficialmente i dazi degli Stati Uniti sui metalli. Le misure varate da Washington prevedono un tributo del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio importati da Unione Europea, Canada e Messico. I dazi erano entrati in vigore già il primo marzo ma i Paesi colpiti erano stati esentati temporaneamente fino al primo giugno, al fine di raggiungere un’intesa che stabilisse regole precise alle importazioni. Tuttavia, il segretario al commercio degli USA ha affermato che i negoziati non hanno avuto esiti positivi. Da una parte gli americani affermano che i dazi sono dettati da ragioni di sicurezza nazionale, dall’altra l’Unione Europea, il Canada e il Messico minacciano contromisure e ritorsioni.

La protezione dell’industria metallifera statunitense rientrava fra le principali promesse elettorali di Trump, che ora sta valutando nuovi dazi sull’importazione di auto, destando timori soprattutto in Germania.

 

IN SPAGNA RAJOY VIENE SFIDUCIATO, IL SOCIALISTA SANCHEZ DIVENTA PREMIER

Il primo ministro spagnolo Rajoy, appartenente al Partito Popolare, è stato sfiduciatoil primo giugno dal Congresso dei deputati. Rajoy era riuscito per sette anni a conservare il ruolo di premier, nonostante la frammentarietà e l’instabilità dello scenario politico spagnolo. Al suo posto è subentrato il socialista Pedro Sànchez, detto “el guapo” (“il bello”). Per l’approvazione della mozione di sfiducia sono stati decisivi, oltre a quelli dei socialisti, i voti del partito di sinistra Podemos, dei nazionalisti baschi e degli esponenti dei partiti catalani.

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Pedro Sànchez, nuovo primo ministro spagnolo

Negli stessi giorni anche il nuovo governo catalano, guidato da Quim Torra, è entrato in carica, promettendo di proseguire sulla strada dell’indipendenza.

 

CONFERMATO L’INCONTRO FRA TRUMP E KIM JONG-UN

Trump ha confermato, parlando ai giornalisti, che il 12 giugno si terrà a Singapore l’incontro con il presidente nordcoreano Kim Jong-un. Dopo settimane nelle quali prima il vertice era stato annullato e poi le parti si erano riavvicinate, sembra dunque che i due capi di Stato si vedranno davvero faccia a faccia. Il segretario alla Difesa degli USA avverte però che le sanzioni contro la Nord Corea non saranno alleggerite finché essa non adotterà misure “verificabili e irreversibili” nella strada per la denuclearizzazione.

 

CONTINUANO LE TENSIONI A GAZA

Dopo giorni di relativa calma tra Israele e Hamas, fra 2 e 3 giugno si sono riaccese le tensioni militari. Da Gaza sono stati lanciati razzi su alcune località del Neghev occidentale, al confine con la Striscia. Gli israeliani hanno risposto con attacchi aerei, colpendo 15 obiettivi palestinesi, incluso un impianto navale di Hamas.

Autore: Alessandro Bonetti

Fonte: http://giornalelora.it/