Pensioni: i punti critici dell’accordo tra Governo e Sindacati

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Lo scorso martedì 21 novembre, si è tenuto un ulteriore vertice tra Governo e Sindacati in merito ad un annoso argomento: le pensioni.

Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad una contesa tra queste due realtà in merito al meccanismo di adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aumento delle aspettative di vita. La chiave di svolta potrebbe essere rappresentata da due argomenti più volte portati in evidenza dalla segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso e dal segretario della UIL Carmelo Barbagallo, ossia i giovani e le donne.

Sul fronte dei giovani è stata avanzata l’idea di riconoscere un “minimo di garanzia” assicurando loro la possibilità di uscire con un assegno di vecchiaia di 650-680 euro, prima dei 70 anni e con 20 anni di contributi.

L’obiettivo è quello di fornire un aiuto alle nuove generazioni, che si trovano a dover intraprendere carriere intermittenti e redditi bassi, seppure, per ottenere questo “bonus”, sia necessario aver maturato un trattamento pari a 1,2 volte l’assegno sociale (448 euro), e non più del 1,5 come previsto attualmente.

Per le donne lavoratrici con figli, invece, è al vaglio la possibilità di accedere prima alla pensione attraverso l’Ape social, ovvero un meccanismo che prevede un anticipo pensionistico non oneroso, con una diminuzione di 6 mesi per figlio fino ad un massimo di 2 anni. L’orientamento verso un’apertura “a riconoscere il valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne” è chiaramente scritto nero su bianco nell’ultimo testo del Governo, il quale si dice pronto a proseguire tale impegno anche nella prossima legislatura.

Per approfondimenti:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-11-19/pensioni-giovani-e-donne-nodi-strada-accordo-201204.shtml?uuid=AEGgqfED

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