Premesse

A fine guerra d’Indocina (1946-1954), con gli accordi di Ginevra, la Francia si ritirò da questo territorio posto, fino ad allora, sotto la sua influenza e venne sancita la completa indipendenza della Cambogia, Laos e Vietnam. Quest’ultimo venne diviso in due parti che corrispondevano alla parte nord e sud dello stato. La prima era governata da un regime comunista sotto la guida di Hanoi e appoggiata, militarmente e politicamente, dalla Cina e dalla Russia, la seconda invece era soggetta ad un governo autoritario sotto la guida di Diem a sua volta sostenuto da USA e Francia. Tale divisione sarebbe dovuta essere provvisoria in vista di una riunificazione a seguito di libere elezioni, promosse maggiormente dagli USA, per evitare che il comunismo dilagasse (dottrina Truman). Ciò non avvenne mai.

Prime fasi e sviluppo della guerra

I Vietcong, comunisti del Nord, si opposero alle manovre viste in precedenza e innescarono una guerriglia nel Sud della regione. I Vietcong erano sostenuti militarmente dal governo di Hanoi, dalla Russia e dalla Cina. Gli USA, che al momento erano governati da Kennedy, appoggiarono il Vietnam del Sud affinché venisse portato a termine il progetto di democratizzazione e unificazione senza inviare, al momento, contingenti militari. Soltanto dopo la morte di Kennedy, con il presidente Johnson, si decise, nel 1965, di avviare una vera e propria operazione militare con l’invio massiccio di unità.

alt="militari-americani-vietnam"

Fine della guerra

A interessarsi particolarmente della questione fu Nixon, eletto presidente degli USA nel 1969. Fu proprio con quest’ultimo che iniziò il lento abbandono della questione Vietnam, a patire dal 1971, grazie anche ad accordi con Russia e Cina che iniziarono a fornire sempre minori aiuti al Vietnam del Nord. Anche gli USA avevano tagliato gli aiuti al governo del Vietnam del Sud a seguito delle decisioni del Congresso nel 1970 dopo un fallimentare intervento in Cambogia. Senza l’aiuto americano, le successive spedizioni del Vietnam del Sud si rivelarono fallimentari. Ci fu comunque una ripresa dei bombardamenti nel 1973 da parte degli USA che, volti a ristabilire una situazione favorevole ai loro interessi, portarono ad una situazione di apparente vittoria delle forze del Sud e di possibile compromesso con il Nord. A tale stato di equilibrio seguì una riduzione ancora più drastica degli aiuti americani che si rivelò un’occasione di rivalsa per i Vietcong. Questi ultimi, incontrastati, il 30 aprile 1975, conquistarono Saigon, capitale del Vietnam del Sud proclamandosi, di fatto, vincitore della guerra.

Perdite umane

Fin dal loro ingresso, gli USA utilizzarono tattiche di guerra estremamente violente caratterizzate da bombardamenti aerei, impiego massiccio di bombe (alcune stime indicano 14 milioni di tonnellate) e uso di mine esplosive al napalm volti a radere al suolo intere città e costando la vita, non solo a soldati impiegati negli scontri ma anche ai civili. Si stimano circa 200000 di morti tra i soli civili vietnamiti e 150000 tra i Vietcong. Le perdite sull’altro fronte furono invece di circa 60000 unità tra i soldati americani e di 265000 tra i combattenti del Vietnam del Sud. Tali numeri sono in realtà sottostimati in quanto molte delle potenti deflagrazioni, generate soprattutto dalle armi americane, non lasciarono traccia di chi ne fu coinvolto. Inoltre il rilascio, da parte delle armi utilizzate, di sostanze tossiche lasciò una traccia indelebile nel terreno causando morti anche dopo la guerra.

alt="madre-vietnam"

Il motivo del fallimento americano

Quella che doveva essere una “guerra lampo” si trasformò invece in una guerra che si protrasse per molti anni. I Vietcong, sottovalutati dagli americani, erano animati da un forte sentimento nazionalista e inoltre seppero sfruttare al massimo la conoscenza del territorio attuando strategie valide di guerriglia e sfruttando gli aiuti messi in campo dai loro alleati. Il conflitto, vista la moltitudine delle forze in campo e gli interessi di molte superpotenze, stava rischiando di diventare ben di più di quella che doveva essere una “toccata e fuga”. Visti gli insuccessi militari, vista la grandezza del conflitto e viste le numerose proteste, contro questo “inutile e sanguinoso” scontro, che ormai dilagavano in tutto il mondo, gli USA ritirarono mano a mano tutte le truppe dal territorio.

Considerazioni

Durante gli anni della guerra sorsero molti movimenti pacifisti (gli Hippie, per intenderci) volti a contrastare l’assurdità di questa guerra che si trasformò ben presto in una perdita ingiustificata di vite umane. Quello che era il progetto americano di difesa della democrazia risultò essere ben altro, basta guardare agli eventi per capirlo. L’opinione pubblica americana si schierò fin dalle prime fasi della guerra dalla parte dei vietnamiti perché vedeva l’intervento occidentale come distruttivo nei confronti dell’indipendenza vietnamita e come un inutile interferenza in una guerra civile straniera. Vista la sempre più ardua resistenza dei Vietcong, gli USA iniziarono ad attuare sistemi di leva obbligatoria che sembravano assurdi agli occhi dei cittadini, non furono rare diserzioni con cui, in qualche modo, si voleva far valere la propria opinione. I movimenti nati in America si svilupparono in tutto il mondo e acquisirono sempre più quelli che erano ideali pacifisti e di lotta per i diritti umani. La guerra mondiale ci fu, ma finalmente si trattò di una guerra fatta non di armi e morte, ma di pensieri e ideologie a cui dobbiamo molti dei diritti che oggi possediamo.

Fu davvero necessario questo massacro? La risposta, amico mio, se ne va nel vento…

Articolo di Samuele Abballe