La prima repressione (massacri hamidiani)

Le prime repressioni degli armeni da parte degli ottomani avvennero sotto il dominio del sultano Abdul Hamid II. Tali violenze iniziarono a seguito della guerra russo-turca (1877-1878) dove i secondi ebbero la peggio e dovettero rinunciare a vasti territori. Infatti il governo russo fomentò le rivolte dei popoli cristiano-ortodossi, per la maggior parte rappresentata dagli armeni, sottoposti all’influenza turca per ricavarne ulteriore indebolimento degli avversari. Nel 1878 venne stilato inoltre il trattato di Berlino che riconosceva agli armeni più diritti. Per più di un decennio questi portarono avanti lotte per il riconoscimento di tali benefici ignorati dal governo turco. L’apice delle rivolte arrivò con la presa della Banca Ottomana (1896) a cui il sultano reagì in maniera violenta compiendo massacri a danno degli armeni fino al 1897.

La seconda repressione (Massacro di Adana)

La seconda repressione venne perpetrata dai Giovani Turchi, movimento estremamente nazionalista nato in seno al governo, che predicavano il panturchismo, cioè l’idea che la razza turca fosse superiore. Il loro obiettivo era la modernizzazione dello stato su tutti i piani e la riconciliazione di tutte le religioni dell’impero. Tale progetto era però ostacolato dagli armeni che erano in continua rivolta contro il governo per gli stessi motivi degli anni precedenti. I Giovani Turchi risposero fin da subito con l’attuazione di massacri che ebbero il loro culmine nell’aprile del 1909 nella provincia ottomana di Adana.

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La “soluzione finale”

Il contesto storico è caratterizzato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. In tale occasione molti degli armeni stanziati nelle regioni turche disertarono, per ovvi motivi, in favore dell’esercito russo. Tale occasione fu il pretesto, tanto atteso, per risolvere una volta per tutte “la questione armena”. I Giovani Turchi nella notte tra il 23 e 24 aprile 1915 intrapresero la loro offensiva con l’arresto di molti tra gli intellettuali armeni a Costantinopoli. Così avvenne anche nei giorni seguenti in cui le più illustri personalità armene furono vittime di deportazioni che si concludevano con veri e propri massacri. Queste pratiche, che vennero definite “Marce della morte” (supervisionate anche dalle truppe tedesche, alleati dell’Impero ottomano), portarono allo sterminio di 1200000 (alcune fonti indicano un numero ben maggiore) di armeni.

Il motivo di tale accanimento?

Come già detto in precedenza i turchi mal sopportavano da tempo la presenza armena nei loro territori. I motivi sono riconducibili a molteplici situazioni che negli anni sono diventate sempre più “calde”. Una di queste può essere identificata nell’eccessivo avvicinamento degli armeni alla Russia che a partire dalla fine dell’Ottocento li aveva spinti ad insorgere mostrandosi vicina alla loro causa cioè all’ottenimento di diritti mai avuti. L’apice di questo avvicinamento si raggiunse nel contesto della Prima guerra mondiale dove vediamo uno spostamento massiccio delle truppe armene nei ranghi dell’esercito russo, nemico degli ottomani, che li accolse a “braccia aperte”. Un’altra questione è invece di carattere religioso. La popolazione armena professava il cristianesimo all’interno di un impero musulmano. Questo fattore ha portato negli anni a continue tensioni fino a quando i Giovani Turchi, che avevano l’obiettivo di uno stato popolato solo da turchi, utilizzarono anche il culto come pretesto, considerando gli armeni “infedeli” e perciò promuovendo odio verso di loro. Tutto ciò portò negli anni ad una evidente situazione di conflitto tra le volontà dello stato turco, musulmano, e quelle degli armeni, cristiani.

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Si trattò davvero di “genocidio”?

Negli anni contemporanei e immediatamente successivi alle stragi, alcune nazioni europee, gli USA e la Russia si preoccuparono di tali questioni senza pero poter fare chiarezza visto l’impedimento di indagini approfondite da parte dei turchi. Quella che sembrava essere una svolta nelle indagini avvenne subito dopo la fine della Prima guerra mondiale da cui l’impero ottomano uscì sconfitto. La Commissione Britannica inquisì a Malta 144 ufficiali turchi accusati di genocidio. Tale accusa cadde per mancanza di prove del fatto che lo sterminio fosse volontario, si perché per parlare di genocidio si deve verificare la presunta premeditazione dello stesso. Per anni sono convissute due opinioni riguardanti la premeditazione: la prima è che, i Giovani Turchi, avessero avuto fin da subito la volontà. di sterminio degli armeni in quanto ostacolo al loro progetto di creare uno stato turco etnicamente “puro”, la seconda è che non ci fosse la volontarietà di sterminio in quanto nessun piano era stato stilato per affrontare tale questione ma piuttosto si trattasse di impedire che gli armeni si unissero ai russi.

Si!

E’ abbastanza chiara la volontarietà di tale massacro. L’idea di “mettere a tacere” con la violenza gli armeni da parte dei turchi si è consolidata fin dagli ultimi anni dell’Ottocento per via delle continue tensioni causate dallo spirito di rivalsa di questo popolo. Questa volontà è diventata sempre più forte per via degli avvenimenti storici sopra riportati. Sembra assurdo, ma ancora oggi il governo turco non ammette e non tollera l’accusa di genocidio, anzi, più volte si sono esposti per affermare il contrario. Inoltre esiste una legge che prevede la reclusione per chiunque nomini soltanto l’esistenza di un genocidio degli armeni. D’altra parte sono 29 i paesi al mondo che condannano tale strage.

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Curiosità

Le "marce della morte" furono supervisionate in gran parte dalle truppe tedesche, alleate degli ottomani. Questo è da molti considerata una "prova generale" di quello che in seguito sarà la ben più nota "Shoa".

Articolo di Samuele Abballe