Per decenni, l’arte si è espressa secondo precisi valori e canoni dettati da scuole e botteghe pittoriche, le quali hanno dato vita ai migliori artisti di sempre.

Durante il corso della storia, l’arte ha saputo evolversi fino a fondersi con la tecnologia amplificando i concetti sui quali l’artista lavora, perciò vediamo questi due mondi, considerati opposti, nutrirsi l’uno dell’altro. Analizziamo come esempio Piero Gilardi: fin dagli anni ottanta intuisce che le nuove tecnologie possono implementare la potenzialità delle sue opere volte verso l’ambito civile e politico.

Gilardi indaga sul rapporto tra natura e progresso scientifico – tecnologico. Si tratta di esperienze ludiche, realtà virtuali, interattività, e contatto tra uomo e macchina, di fatti l’individuo trovandosi di fronte un’opera può relazionarsi con essa attraverso la multisensorialità ed immergersi letteralmente in essa. Ricordiamo tra le installazioni “Inverosimile” (1989), “Sassi Pulsanti” (1999), ed “Ipogea” (2010). Quest’arte “sensoriale” conferisce a sassi e piante plastificate grandi narrazioni con finalità di gioco e politica ambientale, si passa da gravi problemi ambientali all’ottimizzazione della natura che rinasce selvaggia.

Per i più curiosi, le opere Gilardiane sono tutt’oggi esposte al MAXXI di Roma fino a metà ottobre dove “il pubblico” può sperimentare in senso artistico le tecnologie digitali.

Check: http://www.maxxi.art/events/piero-gilardi/