Con l'avvento del 2020 si sono concluse le celebrazioni legate alla ricorrenza dei cinquecento anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci. Ecco, dunque, un breve recap delle curiosità leonardesche emerse in questo intenso 2019.

Leonardo da Vinci in pillole

Su Leonardo da Vinci si è scritto di tutto, troppo e sul mito alimentato dalle sue peculiarità si sono edificati svariati "castelli di sabbia": senz'altro la personalità dell'artista non fu, però, scevra di caratteristiche intriganti. Infatti, le fonti riportano come lui amasse frustrare gli insegnanti ponendo loro quesiti insolvibili oppure come si dilettasse nell'intrattenere le folle attraverso aneddoti divertenti. Leonardo girovagava per le città osservando e indagando gesti e volti, memorizzando la disperazione dei condannati a morte, sviscerando i "moti dell'animo": immaginatelo bazzicare gli slums della Milano dei suoi anni, in cerca di spunti per gli apostoli del "Cenacolo". Dall'impeto emozionale scaturisce una risposta anatomica e fisiognomica e non a caso fu proprio lui, con le sue "teste caricate" a spianare la strada alla caricatura così come la apprezziamo noi oggi. Infine, fece della "Gioconda" un vero testamento spirituale: nessun furto di napoleonica memoria dunque, fu lui a condurla con sé in Francia.

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L' "Ultima cena" realizzata a Milano presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie tra il 1494 e il 1498: nonostante numerosi restauri, tra cui il più lungo ed imponente di Pinin Brambilla Barcilon durato dal 1977 al 1999. l'opera mostrò sin dalla realizzazione vistosi segni di deperimento. Difatti, è risaputo che Leonardo, avvezzo alla pittura lenta e ben meditata, rifiutò sempre la tecnica dell'affresco preferendole la tempera sull'intonaco asciutto, con il risultato che ancora oggi ammiriamo.

Leonardo: il genio dell'imperfezione

Così Vittorio Sgarbi ha intitolato la propria monografia sul maestro vinciano, data alle stampe lo scorso dicembre: l'excursus sulla vita di Leonardo, costruito mediante rimandi rapidi alle opere e l'inserimento delle relative schede, mira a mostrarne la natura più genuina e "imperfetta". Lui, prima del genio, dell'artista, del patologo, fu un uomo, con i suoi difetti e le sue turbolente insicurezze e, con la spiccata sensibilità che gli è connaturata, lo storico dell'arte per antonomasia ne ha dipinto un ritratto depurato il più possibile dagli ostinati costrutti della critica, raccontandolo attraverso le fonti. Potrebbe sconvolgere, pertanto, l'apprendere che Vasari, fuorviato e confuso dalla celebre tecnica "sfumata" adoperata dal pittore, ravvisò sul volto di "Monna Lisa" addirittura dei "peli".

Vittorio Sgarbi ci ricorda di Leonardo e dell'incipiente appuntamento con Raffaello, il cui cinquecentenario della morte si celebra proprio nel 2020

L'algoritmo segreto

Secondo uno studio sviluppato da Roberto Concas, storico dell'arte nonché direttore dei Musei Nazionali di Cagliari, "L'Uomo Vitruviano" incarnerebbe l'immagine dell'algoritmo segreto che gli artisti hanno usato dal IV al XVIII secolo a sugellare la derivazione diretta delle loro opere dalla Divina Proporzione. Il disegno, realizzato nel 1490, rappresenta in realtà due uomini in diverse età della vita e va osservato allo specchio: l'occhio destro è di un uomo maturo, l'altro appartiene ad un giovane. L'intuizione è nata rimuginando sui Retabli (tipiche pale d'altare sarde, ndr) e sarà protagonista di due volumi e una mostra che avrà luogo a Cagliari a maggio 2020, il tutto intitolato "L'inganno dell'Uomo Vitruviano. L'algoritmo della Divina Proporzione".

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Studio sul volto dell' "Uomo Vitruviano" tratto dalla ricerca di Concas

In conclusione, i traguardi e i risultati perseguiti dalla ricerca su Leonardo hanno goduto di un notevole impulso nell'arco dell'anno appena concluso: parlare di Leonardo, capire Leonardo, immedesimarsi in Leonardo da Vinci (avendo cura di scansare infauste congetture e aberranti deduzioni prive di fondamento) è un cammino talmente impervio, sconfinato, esistenziale da poter essere descritto, davvero, quale l'avventura di una vita, se non di più, tanto per citare i Coldplay.