La fantomatica terza Repubblica

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"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta..."

Oggi, 28 maggio, dopo 83 giorni di situazione politica stagnante sarebbe potuto essere il giorno della svolta. Il giorno in cui dopo molte trattative, alleanze "rotte", benestare politici, deboli opposizioni ed infine una nuova alleanza volta alla formazione del "governo del cambiamento" avremmo potuto avere una conferenza stampa in cui, l’emerito Prof. Giuseppe Conte, entrato nelle trame politiche in punta di piedi ed uscito allo stesso modo, avrebbe potuto finalmente leggerci la lista dei ministri che avrebbero guidato la XVIII legislatura italiana per i prossimi 5 anni.

Così non è stato, non sono bastati i quasi 3 mesi di dialogo politico tra quelle che ormai possiamo definire le vincitrici delle lontane elezioni del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle e La Lega di Salvini, le quali nonostante siano riusciti a trovare un accordo hanno dovuto sbattere contro il grande scoglio del Quirinale, che con un forte veto sulle tendenze anti-europeiste dimostrate dal governo giallo-verde, come piace chiamarlo ai giornalisti, ha detto NO. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accusato più volte di essere un ‘’passacarte’’, una figura di poco rilievo e troppo accondiscendente ha preso la palla in mano, ha voluto esprimere una sua idea politica riguardo il futuro del paese, dimostrando, nel suo breve discorso dopo le consultazioni con Giuseppe Conte di avere a caro il futuro degli italiani e in particolare dei loro risparmi che sarebbero sicuramente minati da una brusca uscita dall’Eurozona. La presa di posizione del Quirinale segna una svolta importantissima nel sistema repubblicano italiano, mai prima d’ora si era andati così avanti con una crisi di governo, 83 giorni. Mai un Presidente della Repubblica, figura superpartes, aveva posto un veto sulla formazione di un governo a causa di opinioni discordanti con il bene del paese. Che sia davvero l’inizio della Terza Repubblica?

Che sia l’inizio di qualcosa di nuovo questo è sicuro ma forse nessuno ha ancora ben capito cosa. Il quadro politico odierno mostra una metà del parlamento che ha provato a dialogare anche venendo meno a promesse fatte in campagna elettorale, in particolare il Movimento 5 Stelle, famoso per le sue prese di posizione contro alleanze e cambi di casacca che ora si trova a reggere una debole maggioranza, soprattutto in Senato, grazie ad un’ alleanza con una sempre più forte Lega e ad alcuni Senatori orfani di partito che si sono dichiarati favorevoli. La Lega, d’altro canto, si rafforza giorno per giorno, aumentando i propri consensi e dimostrando di essere un partito coerente e capace di trainare il centro-destra. Con una Meloni ormai lontana dall’essere l’ago della bilancia tra Forza Italia e Lega, ed un Berlusconi non più forte come un tempo in caduta libera nei sondaggi.

Da oggi si riparte da capo, si andrà verso un governo di garanzia o si riaprirà il dialogo politico? Certo è che ci saranno reazioni all’esterno, i mercati reagiranno, i governi delle nazioni osserveranno attentamente e forse anche L’Europa. La situazione italiana preoccupa molti e dovrebbe preoccupare tutti noi, noi abbiamo deciso con il nostro voto e ci siamo rimessi alle mani dei nostri rappresentanti politici, le soluzioni sono molteplici e coprono davvero tante sfumature ma forse quella più probabile è quella dell’ elezioni anticipate a settembre, periodo scomodo per molti e soprattutto preoccupante da un punto di vista finanziario in caso di situazione di stallo per la scrittura del DEF.

Ma soprattutto ciò che metterebbe in crisi il sistema sarebbe una situazione di preferenze distribuite allo stesso modo, con un’ impossibilità di governare da parte di qualsiasi forza politica. Siamo sicuri che essa provenga soltanto dalla legge elettorale?  Oppure mancano proposte politiche da una forza di governo in grado di prevalere. Sarebbe interessante capire, tramite il voto, come questi 83 giorni di stallo abbiano influenzato le preferenze del popolo e quali sarebbero le nuove. Ma il quesito finale che vorrei porre con quest’articolo è: Il sistema democratico italiano sta fallendo, colpa del sistema stesso o dei suoi attori?

Davide Pannozzo