Dalla trilogia de "Il Padrino" passando per "Scarface", approdando a "Suburra" et similia: il franchise dei "gangster movies" sembra non conoscere né crisi né segni del tempo.

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Una storia lunga 92 anni

La passione cinematografica per la malavita sorse negli anni '30 negli Stati Uniti, a seguito di alcuni film sulle bande criminali del Proibizionismo. Il primo "gangster movie" fu "Le notti di Chicago" (1927): ad "obliterare" la pellicola del nuovo genere fu, però, il favore riscosso da "Piccolo Cesare" (1931). Con l'arrivo di "Nemico Pubblico" (1931) e "Scarface - Lo sfregiato" (1932) il tripode poté dirsi compiuto.

La "crisi" di mezza età

Se fu Apollo, dio della luce, a propiziarne la prima impressione su pellicola, il genere conobbe un declino fino al 1972. Con il debutto de "Il Padrino" si inaugurò una fase nuova, incentrata sullo sviluppo introspettivo del gangster quale individuo senziente, anziché vittima di nevrosi. Sarà questa la figura indagata nei colossal successivi, da Tony Montana a Frank Costello.

Eternal sunshine of the GANGSTER MOVIE

La quintessenza del genere è il camaleontismo e l'approfondimento della psiche legata al gangster: egli diviene un uomo, socialmente inserito, capace di fronteggiare situazioni in divenire. Ad accompagnare questa "crescita" è anche un cambio di format, dal film si passa alla serie tv. Come non ricordare, dunque, "I Soprano", "Narcos" e le italianissime "Romanzo criminale", "Gomorra" e "Suburra". Il cuore pulsante è ora il traffico di stupefacenti.

Perché ci piace il GANGSTER MOVIE?

Forse perché, come in ogni creazione figlia della fantasia, siamo indotti ad immedesimarci: la finzione permette, infatti, di saziare quella parte pulsionale tipicamente umana attraverso una visione catartica. Parteggiamo per il Freddo o il Libanese ma non li emuleremmo mai: è questo che ci irretisce.

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"Romanzo criminale": a sinistra Vinicio Marchioni (il Freddo), a destra il Libanese (Francesco Montanari)

Ciò è reso possibile dalla perizia con cui tali prodotti vengono ormai confezionati. Tanta è la verità sviluppata da spingere il crimine vero a "prendere appunti", letteralmente. Una sorta di circolo vizioso che, se da un lato accresce la qualità del contenuto, dall'altro paradossalmente nutre un morbo difficile da debellare.

Tuttavia, è emersa così la denuncia di dinamiche spesso lasciate in sordina, esplicandole attraverso la pervasività dello streaming: le tocchiamo con mano, in una sorta di approccio uguale e contrario alla coercizione di stampo mafioso.