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"Dexter" è una serie poliziesca nata all'inizio degli anni duemila e basata sull'omonimo libro. A differenza delle altre serie, qui il protagonista non è un poliziotto bensì un serial killer che uccide solo coloro i quali restano impuniti dal sistema giudiziario. La bellezza di questa serie è lo spingere a "tifare" per un assassino, simpatizzare per un uomo senza emozioni, un "antieroe".

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Dexter è buono?

Dexter non ha scelto di essere un assassino, uccide per necessità, per un istinto simile alla fame o alla sete: in caso contrario, prova disagio e stress, come se l'omicidio fosse una droga. Per rispondere alla domanda si deve prima parlare di utilitarismo e kantismo: l'utilitarismo consiste in ciò che massimizza il bene, l'utile per la società. L'etica kantiana si basa su due massime : la prima è l'agire come se l'azione dovesse diventare una norma universale, la seconda è trattare gli umani come essere pensanti e non come fine.

Ad una prima visione si potrebbe pensare che Dexter sia nel giusto poiché agisce selezionando le vittime tra ipotetici omicidi: secondo l'utilitarismo ciò è un bene poiché si salvano più vite (una vita "immolata" per tante altre) e persino per il kantismo, infatti, se tutti uccidessero i sk, si verificherebbero morti in misura minore. Tuttavia, non viene presa in considerazione la legge: rispettandola, banalmente, non ci sarebbero vittime di alcun tipo e i criminali verrebbero, di conseguenza, puniti e rieducati. Dexter spesso intralcia la polizia per raggiungere il proprio obiettivo, non perseguendo il fine migliore. Insomma, uccide non per giustizia, non per il bene della società ma per il piacere, la sua etica è secondaria. Difatti, egli concepisce il crimine efferato alla stregua di un servizio per la società, una società in cui spesso la certezza della pena vacilla: un mondo senza Dexter, in questo senso, sarebbe peggiore.

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