La crisi degli studi universitari

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Interior of a college lecture hall

Secondo il rapporto biennale dell'ANVUR, Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, sarebbe cresciuto il numero delle matricole e degli studenti che riescono a completare il percorso universitario, registrando un'mportante crescita dopo un declino negli studi durato quasi dieci anni.

Ad ogni modo, nonostante i dati sembrerebbero essere confortanti, l’Italia resta il fanalino di coda dell’Europa in termini di popolazione in possesso di un titolo d’istruzione terziaria, anche tra i più giovani. Una serie di fattori collegati alla crisi economica hanno inciso sugli studi universitari, come la forte diminuzione del reddito familiare collegato all’aumento delle tasse universitarie ed una riduzione del sostegno al diritto allo studio.

In merito a quest’ultimo aspetto, nel succitato rapporto si legge: “L’aumento positivo della mobilità degli studenti si è realizzato in un contesto di tagli al diritto allo studio, spesso operati a livello regionale, che intaccano l’uguaglianza delle opportunità richiesta dal dettato costituzionale".

La principale criticità del sistema di diritto allo studio non è solo la cronica carenza di risorse (nell’ammontare e nei tempi) ma anche la sua eterogeneità (tra regioni e, all’interno delle stesse regioni, tra atenei) nei requisiti di accesso e nei tempi di erogazione dei benefici, di incertezza circa la permanenza del sostegno da un anno all’altro. Alcune regioni, oltre a non investire risorse proprie, hanno utilizzato i fondi destinati agli interventi a favore degli studenti capaci e meritevoli per altre finalità.”

Lo scarso investimento di risorse pubbliche nel settore, determina, altresì, una costante riduzione del corpo docente ed un progressivo calo dell’attenzione sulla ricerca, in particolar modo quella di base e quella umanistica, seppure l’Italia presenti ottimi risultati, sia in considerazione dell’importo in ricerca destinato al settore pubblico e all’istruzione terziaria, sia del numero di ricercatori attivi nel paese.

Non ci resta, dunque, che uniformarci alle parole del Presidente di ANVUR, Andrea Graziosi, auspicando una migliore ripartizione delle risorse e “sostenendo con più decisione aspetti come il diritto allo studio e le prospettive di carriera dei migliori giovani studiosi, favorendo la mobilità dei nostri docenti e ricercatori.

Al tempo stesso il nostro Paese dovrebbe aumentare la sua capacità di attrarre validi studiosi stranieri, valorizzando maggiormente la didattica dottorale, talvolta messa in secondo piano rispetto a quella triennale e magistrale”.

Per approfondimenti:

https://www.ripetizionicorsi.it/