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Questa volta, per spettacolo non intendiamo la serie "Il Decreto" del Premier Conte e neanche il reality dei virologi in TV, ma in un certo senso di un tipo un po' inquietante di show: la chiusura di cinema e teatri, non proprio per necessità del Governo ma a causa delle tensioni al suo interno.

Il retroscena sulla chiusura di cinema e teatri

La "croce rossa", a cui il Governo era pronto a sparare già da una settimana, era rappresentata da piscine e palestre, tant'è vero che, nella conferenza stampa dell'11 ottobre, minacciò i proprietari di chiuderle nel caso in cui nella settimana entrante non si fossero messe in regola. Poi è successo che il venerdì successivo il dato dei contagi giornalieri sfiorò quota ventimila e il Consiglio dei Ministri si riunì per stilare un nuovo DPCM. Secondo le indiscrezioni, la conferenza stampa per il nuovo Decreto era programmata per il sabato sera e questo sarebbe entrato in vigore dal 25 ottobre. E invece no, la conferenza fu fatta la domenica mattina, ritardando di un giorno l'entrata in vigore del DPCM. Il motivo? Il Governo si è trovato a litigare con le Regioni. Non solo, secondo alcune indiscrezioni riportate da Adnkronos e Il Messaggero, ci sarebbe stato uno scontro tra il Ministro dello sport, Spadafora, e il Ministro dei Beni Culturali, Franceschini. In sintesi la litigata si è conclusa così: "Io devo chiudere le palestre? Tu allora chiudi i teatri" "Ok ".

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Ministro Franceschini, fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Adesso che succede?

Va detto che, inizialmente, i musei sono rimasti aperti, il che sembrava insensato date le raccomandazioni di limitare gli spostamenti e la sospensione delle gite scolastiche. Infatti, poi hanno chiuso anche quelli. Perché? Perché sì. Va altrettanto ricordato che, nell'ultima Legge di Bilancio, per rispettare la tradizione, sono stati tagliati i fondi destinati alla cultura. Quindi, se già era esplosa la rabbia e la protesta durante la "Fase 2", adesso la situazione non poteva far altro che peggiorare.

Pintus contro Conte

Una nota positiva in tutto questo però c'è: in questa settimana, l'ANSA e Mediaset si sono messe a disposizione per ospitare, sulle proprie piattaforme, gli spettacoli, mentre il Ministero dei Beni Culturali ha annunciato una piattaforma simile a Netflix con la stessa finalità.

L'unico problema è che la promessa risale all'inizio dell'esperienza del Governo Giallo-Rosso.