Orto 2.0, una start-up incentrata sulla sostenibilità.

La dinamica che instrada un’idea sul sentiero del successo, sembrerebbe iniziare sempre con un garage: il garage di Wozniak per Apple, quello di Bezos per Amazon e quello di Walt Disney per l’omonima casa di produzione. L’assenza di tale struttura non pregiudica però lo sviluppo di una soluzione imprenditoriale economicamente valida e sostenibile. Orto 2.0, start-up portata avanti da studenti di Tor Vergata, ne è la conferma. Nasce infatti dalla condivisione di prodotti genuini durante la pausa pranzo nei cortili della facoltà di Economia per diventare una realtà. Incontro in piena estate Marco Tomarelli, Stefano di Febbo, Gianluca Nardo, Lorenzo Artibani e Alessandro Capannini, ideatori e soci della start-up, sui campi dell’orto botanico di Tor Vergata dove il progetto sta prendendo forma.

Impegnati nelle più disparate attività, mi dedicano un paio d’ore del loro tempo per mostrarmi i risultati del loro lavoro.

Descrivetemi quali sono le caratteristiche del progetto Orto 2.0.

Orto 2.0 è un modo per fare agricoltura in un’ottica dinamica e sostenibile; si propone come l’opportunità di portare a tavola sempre prodotti garantiti; è una soluzione moderna e agile per contribuire all’economia domestica.

Proponiamo ai nostri clienti di poter gestire e controllare, grazie a telecamere a circuito chiuso, la coltivazione di un orto di 50 metri quadrati direttamente dal proprio smartphone grazie ad un’app. Ci occupiamo noi del quotidiano lavoro che la terra necessita e della logistica legata alle consegne. Siamo inoltre orientati a garantire l’opportunità di un vero e proprio trasferimento di competenze al cliente.

Che cosa intendete con quest’ultimo punto?

Il progetto è stato avviato grazie alla Professoressa Gloria Fiorani del corso di Corporate Social Responsibility, all’aiuto dell’associazione Next (Nuova Economia per Tutti ndr) e portato avanti, con i crismi della coltivazione consociata, in collaborazione del dottor Roberto Braglia direttore dell’Orto Botanico. Un orto consociato fa leva sulle affinità tra le diverse piante in modo che ne migliorino lo sviluppo e la resa. Ad esempio, il Dipartimento di Biologia possiede un orto in cui è presente una consociazione azteca dove coesistono zucca, mais e fagioli. Diamo modo ai clienti di venire a conoscenza di queste informazioni e proponiamo diverse configurazioni consociative; con l’applicazione viene scelta quella preferita e noi provvediamo a curarla.

Cos’altro proponete?

Gli orti dei nostri associati seguono tutti le linee guida della coltivazione naturale senza uso di pesticidi e additivi chimici; i clienti hanno quindi la garanzia che, su tutto l’ettaro messo a disposizione dall’Orto Botanico di Tor Vergata, venga adottato lo stesso protocollo. Questo implica inoltre la supervisione del dipartimento di biologia.

Metteremo a disposizione spazi comuni dove condividere esperienze e prodotti, dando modo ai clienti di fare rete. Ci occupiamo della raccolta e della consegna del prodotto maturo. Ci auguriamo che l’utilizzo dell’app sia solo un primo passo verso la consapevolezza che si può mangiare con maggior gusto se quello che si porta in tavola è il risultato di un accurato lavoro di ricerca, unito all’orgoglio di poter dire “questo è del mio orto”.

Parliamo di soldi…

… se sei un venture capitalist sei il ben venuto! A parte gli scherzi, con l’estensione di terra di cui disponiamo e assumendo la riconferma di tutti i contratti, abbiamo un Pay Back Period di due anni; il budget previsionale è stato costruito su un Practical Worst Case che prendesse in considerazione la manutenzione ordinaria di macchinari nuovi, nonché la manutenzione straordinaria di alcuni macchinari di seconda mano. Analizzando periodicamente gli scostamenti e gli indicatori di profittabilità, siamo in grado di ricalcolare il Rolling Budget e consolidare la nostra reputazione con chi ci ha erogato credito sulla base del business plan.

Non avete avuto modo di accedere a finanziamenti regionali o europei?

Come cooperativa agricola possiamo riferirci solo al PSR (Piano di Sviluppo Rurale ndr) ma ha tempi decisamente lunghi sui quali non potevamo strutturare il Gantt di progetto che volevamo. Ci siamo organizzati con i sani e vecchi “buffi” (in romanesco “debiti” ndr).

La variabilità in agricoltura rende tutto più difficile. Come tutelate i clienti?

Ogni contratto di affitto d’orto stipulato con noi prevede una copertura assicurativa, inoltre si ha modo di ricevere notifiche in tempo reale e monitorare lo stato dell’orto con una telecamera dedicata.

Quali canali di business avete intenzione di sviluppare oltre al contratto di affitto?

La consegna del prodotto al cliente, la vendita tramite e-commerce e la somministrazione di prodotto in loco sono i tre servizi di intermediazione che proponiamo in aggiunta.

Come volete diffondere l’idea?

Il franchising, orientato ai proprietari terrieri che abbiano terreni incolti, veicolerà la diffusione; d’altronde l’app nasce per poter accogliere un progetto scalabile e modulare. Il franchising garantirà ovviamente la tutela del cliente e ci permetterà, grazie al monitoraggio con le telecamere, di avere un controllo di gestione molto solido. Sarà prevista una formazione specifica degli operatori e la selezione solo di persone che sposino il modello di business che proponiamo.

All’orto botanico di Tor Vergata ho trovato una realtà dinamica e molto ben organizzata, sorretta dall’affiatamento di un team spontaneo e solido. Orto 2.0 è 132 orti da 50, consociati e coltivati in modo naturale, altrettante telecamere cablate con tecnologia Power Over Eternet, un impianto di irrigazione a goccia e uno spazio dedicato alla condivisione di esperienze ed idee per un’alimentazione più sana e consapevole del lavoro necessario a sostenerla.

Per maggiori informazioni: http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/