E' passata ormai una settimana dalla strage di Parigi ma il terrore e l'allarmismo non sono calati. In Italia e in particolare a Roma in vista del Giubileo, l'insicurezza regna sovrana e questo ancora perchè noi persone comuni non siamo realmente a conoscenza di ciò che sta dietro questa letale organizzazione terroristica. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico che non conosciamo, che non sappiamo come si muove e da chi è appoggiato. E' una guerra contro il terrore, a dir poco paralizzante. Colpa di tutto ciò sono però anche le dichiarazioni ambigue, le menzogne e soprattutto le omissioni dei piani alti dei Paesi "occidentali". Le nostre istituzioni non ce la raccontano giusta, non ci dicono veramente di chi è la colpa di tutto ciò. Continuiamo a credere che l'unico vero nemico sia il fondamentalismo islamico, l'odio che queste persone provano nei nostri confronti e verso la nostra civiltà. In realtà, qualche volta, per capire le cause di queste grandi stragi, dovremmo imparare a guardare in casa nostra.

Il leader russo Vladimir Putin, durante l'ultimo G-20 ad Antalya si è concentrato particolarmente sui finanziamenti all'Isis e sulla loro origine. Sarebbero ben 40 gli Stati nel mondo che direttamente o meno finanziano le organizzazioni terroristiche e alcuni di questi sono Paesi occidentali che fanno persino parte dello stesso G-20. I principali "azionisti" del Califfato sono tutti gli Stati mediorientali, tra i quali spiccano quelli dotati di più risorse economiche e in particolare petrolifere: l'Arabia Saudita, il Kuwait e il Qatar. Quest'ultimo è pensate, il maggior azionista della borsa inglese detenendo ben il 10 % della London Stock Exchange. Ma non è solo l'Inghilterra ad essere in mezzo a grossi affari con il Qatar; il Fondo Strategico Italiano che fa capo alla Cassa Depositi e Prestiti ha firmato una join venture da 2 miliardi di euro con gli emirati della piccola penisola e negli ultimi due anni, aziende italiane hanno esportato armi nel Golfo Persico per un totale di 146 milioni di euro. Il Kuwait è un altro importante alleato dell'Isis; svolge un ruolo fondamentale nella copertura del business illegale di petrolio dei jihadisti che frutta loro risorse per 1,5 milioni di euro al giorno approsimativamente. L'Italia ha interessi economici di importanza fondamentale anche con questo emirato. Ritroviamo il Fondo Strategico Italiano che ha fondato nel 2014 con il fondo sovrano del Kuwait, una società di enormi dimensioni, la quale ha partecipazioni importanti in grandi aziende italiane come Metroweb e Ansaldo Energia. Ma arriviamo all'Arabia Saudita, Paese che invitava apertamente i foreign fighters a recarsi in Siria per combattere e con il quale, a quanto pare, noi abbiamo un rapporto di amicizia vista la stretta di mano tra il nostro premier Renzi e i sauditi. E' chiaro, non si possono trascurare i rapporti con gli Emirati, hanno un ruolo troppo importante. Gli USA ne sanno qualcosa dato che qualche tempo fa la Casa Bianca ha firmato una commessa di bombe intelligenti da 1,3 miliardi di dollari con l'Arabia. Bombe che poi sono state utilizzate per devastare lo Yemen, all'insaputa di tutti. Vogliamo dire che l'America non è complice?

Insomma è questo che facciamo, o meglio che chi sta sopra di noi fa: a parole siamo grandi difensori della civiltà e della pace e quindi dobbiamo debellare il terrorismo e l'odio che orta con se, nei fatti, finanziamo anche piuttosto apertamente, i Paesi che sostengono i jihadisti e la loro guerra sanguinosa. E' un po' come il discorso dell'immigrazione; belle parole di integrazione e apertura ai poveri profughi, ma nei fatti esiste un enorme business legato all'accoglienza, specie qui in Italia. E' evidente che ormai il "Dio Denaro" prevalica su tutto e gli interessi dei pochi ricchi dominano gli interessi dei molti. Probabilmente, in questo momento difficilissimo, dovremmo iniziare a guardarci attorno e capire chi sono veramente i nostri nemici. I responsabili delle stragi di tutti i giorni non sono soltanto quei pazzi che uccidono nel nome di Dio, ma anche quei signori potenti che siedono in giacca e cravatta dietro la scrivania e che decidono la sorte di persone innocenti in funzione dei propri tornaconti. Solitamente si chiamano istituzioni, in questi casi sarebbe meglio chiamarli criminali.